Jacopo da Pontormo

 

Jacopo Carrucci (Jacopo da Pontormo)  Il libro mio

(texte établi par Fabien Vallos)   (.doc)

Di sorte che se ti trova disordinato d’exercitio, di panni o di coito o di superfluità di mangiare, può in pochi giorni spaciarti o farti male; perhò è da usare la prudentia, giugno luglio e agosto e mezo settembre, e sudori temperati e sopra tucto al vento quando hai fatto exercitio; hai havere cura e ancora del mangiare e bere quando se’ caldo.

Dipoi ti prepara da mezo settembre in là allo autunno, che per essere e dì picoli, el tempo cominciare humido e l’umidità del bere superfluo che hai fatto nella state, ti bisogna con digiuni e poco bere e lunghe vigilie e exercitio prepararti che e fredi del verno non ti nuochino non ti trovando bene disposto; e non frequentare tropo la carne e maxime del porcho; e da mezo genaio in là non ne mangiare, perché è molto febricosa e cattiva; e vivi d’ogni cosa temperato, percé le saccate degl’omori e delle scese si scuoprano al febraio, al marzo e allo aprile, perché nel verno el fredo gli congela; e abi cura che alle volte, secondo chome achade nella luna essere uno fredo e poi subito inhumidire ogni cosa congelata, e di qui nascescese molto rovinose o gociole o altri mali pericolosi, che tucto procede quando è que’ fredi mangiato e beuto superfluo perché el fredo te lo comporta e rapiglia, ma subito al tempo dolcie e humido lo riscalda e ricresce e rigonfia; e però, chome io dissi di sopra nel principio, quando se’ a questo modo carico habi cura allo exercitio del raffreddare, perché uccide o subito o in pochi giorni; siché, se hai humori superflui aquistati la vernata, tieni l’ordine che io dissi di sopra, e sopra tucto sta in cervello el marzo e maxime nella sua luna l0 dì prima e 10 dì poi, cioè al cominciare della luna nuova di marzo e sia insino a passata la quinta decima, ché tucte le lune che s’empiono sono nocive se uno è ripieno e importa riguardarsi prima.

Ricordo adì 5 di novembre 1554, che mi pare che e’ bisogni, che io comunche io ho qualche impedimento o di stomaco o di capo o di doglie pe’ fianchi o alle gambe o braccia o di denti che siano continovi, e’ non bisogna che io facci come per l’adreto: ma che subito io vi rimedi col mangiare poco o con lo stare digiuno e ingegnarsi per le 4 Tempora osservare e digiuni comandati, perché io conosco che non lo facendo io me ne pento; e di più avviene a le volte sentirsi pieno del mangiare, agravato dal sonno e dal cibo che pare che io sia gonfiato: allora è da riguardarsi, perché è sanità superflua.

Ne l’anno 1555, per la luna che cominciò di marzo e durò insino adì 21 d’aprile, in tucto quella luna naque infermità pestifere che amazorno dimolti huomini regolati e buoni e forse senza disordini, e a tucti si cavava sangue: credo che gl’ avenissi che el fredo non fu di genaio e sfogossi in questa luna di marzo, che si sentiva uno fredo velenoso sordo combattere con l’aria rinfocolata da la stagione de’ giorni grandi, che era come sentire frigere el fuoco ne l’aqua, tal che io sono stato con gran paura. El vantagio è stare preparato innanzi che entri la luna di marzo, che la ti truovi sobrio di cibo, d’exercitio e con gran riguardo del sudare; e non si sbigottire che, passata che l’è di pochi giorni, l’uomo non sa chome la si stia o donde si vengha che di mal disposto subito l’uomo si sente bene, come interviene a me ogi, questo dì 22 d’aprile del primo giorno della luna nuova, sentirmi bene per adreto mai essermi mai sentito bene: tucto dee procedere da uno certo fredo che non era ancora smaltito e havea durato in sino adì 21; ma ogi, questo dì sopra detto, m’è fatto caldo e sentomi bene perché el tempo ha forse la stagione sua.

J h S

[Jesus hominum Salvator]

Adì 7 in domenica sera di genaio 1554 caddi e percossi la spalla e ‘l braccio e stetti male e stetti a casa Bronzino sei dì; poi me ne tornai a casa e stetti male insino a carnovale che fu adì 6 di febraio 1554.

Adì 11 di marzo 1554 in domenica mattina desinai con Bronzino pollo e vitella e senti’mi bene (vero è che venendo per me a casa io ero ne’ letto, era asai ben tardi e levandomi mi sentivo gonfiato e pieno, era asai bel dì); la sera cenai un poco di carne secha arostoche havevo sete e lunedì sera cenai uno cavolo e uno pesce d’uovo.

El martedì sera cenai una meza testa di cavrettoe la minestra.

El mercoledì sera l’altra meza fritta e del zibibo uno buondato e 5 quatrini di pane e caperi in insalata.

Giovedì mattina mi venne uno capogiro che mi durò tucto dì, e dapoi sono stato tuctavia maldisposto e del capo debole; giovedì sera una minestra di buono castrone e insalata di barbe.

Venerdì sera insalata di barbe e dua huova in pesce d’uovo.

Sabato digiuno. Domenica sera, che fu la sera dell’ulivo, cenai uno poco di castrone lesso e mangiai uno poco d’insalata e dovetti mangiare da tre quatrini di pane.

Lunedì sera dopo cena mi senti’ molto gagliardo e ben disposto: mangiai una insalata di lattuga, una minestrina di buono castrone e 4 quatrini di pane.

Martedì sera mangiai una insalata di lattuga e uno pesce d’uovo.

Mercoledì sancto sera 2 quatrini di mandorle e uno pesce d’uovo e noce, e feci quella figura che è sopra la zucha;

Giovedì sera una insalata di lattuga e del caviale e uno huovo; vene la Duchessa a Sancto Lorenzo, el Duca vene anco.

Venerdì sera uno pesce d’uovo, della fava e uno poco di caviale e 4 quatrini di pane.

Sabato sera mangiai dua huova.

Domenica, che fu la mattina di Pascua e la Donna, andai a desinare con Bronzino e la sera cenav’i.

Lunedì sera mangiai una insalata che era di borana e uno mezo limone e 2 huova in pesce d’uovo. Martedì sera ero tucto fiocato e mangiai uno pane di ramerino e uno pesce d’uovo e una insalata e de’ fichi sechi.

Mercoledì digiuno.

Giovedì sera uno pane di ramerino, uno pesce d’uno huovo e una insalata e 4 quatrini di pane in tucto.

Venerdì sera insalata, minestra di pisegli e uno pesce d’uovo e 5 quatrini di pane.

Sabato burro, insalata, zuchero e pesce d’uovo.

 

Adì 1 d’aprile, domenica, desinai con Bronzino e la sera non cenai.

Lunedì sera cenai uno pane bollito col burro e uno pesce d’uovo e 2 once di torta.

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato andai a la taverna a ‘nsalata e pesce d’uovi e cacio, e senti’mi bene.

Domenica desinai e cenai con Bronzino.

Lunedì uno arnioncino lesso d’agnello buono.

Martedì dua huova afrettellate e una insalata.

Mercoledì

Giovedì sera 4 quatrini di pane, una insalata, dello agnello lesso mal cotto.

Adì 13 venerdì sera cenai radichio cotto, uno pane di 4 quatrini e uno pesce d’uovo.

Sabato sera.

Domenica sera cenai carne d’agnello lesso e insalata cocta e cacio.

Mercoledì adì 23 di magio cenai della carne.

Giovedì, che fu el Corpus Domini, desinai con Bronzino: ebi del greco, carne e pesci; e la sera una oncia di torta con poca carne e poca voglia di mangiare.

Adì 2 di giugno sabato sera ebi la seggiola che mi viene lire 16.

Adì 9 di giugno 1554 cominciò Marco Moro a murare el coro e turare in Sancto Lorenzo.

Adì 18, la sera di Sancto Luca, cominciai a dormire giù col coltrone nuovo.

Adì 19 d’ottobre mi sentivo male, cioè infreddato, e dipoi non potevo riavere lo spurho e con gran fatica durò parechi sere uscire di quella cosa soda della gola come alle volte io ho hauto di state, non so se s’è stato per essere durato un buondato bellissimi tempi e mangiato tuttavia bene; e adì detto cominciai a riguardarmi un poco e duròmi 3 dì 30 once di pane, cioè 10 once a pasto, cioè una volta el dì e con poco bere: e prima, adì 16 di detto, imbottai barili 6 di vino di Radda.

Adì 22 detto 1554 tornai e stetti in casa solo aspettare el fattore insino alle 4 hore, e dipoi mangiai uno pesce d’uovo, 8 once di pane, una noce e uno fico secho e dua meluze cotte.

Adì 23 la sera mangiai minestra di castrone lesso e dua mele cotte e 10 once di pane e una meza mezetta di vino, e cominciato a manomettere la botte.

E lunedì sera con Bronzino, che vi venne Luca Martini e ‘l Tasso, pollo e lepre e once 8 di pane.

Martedì sera cenai un poco di castrone e once 10 di pane e cominciòmi a ripiacere el vino di Piero, dormendo bene la nocte.

Mercoledì sera che sono le digiune non cenai, e ancora ho quella bocaccia asetata.

Giovedì sera, che fu la vigilia di sancto Tomaso, cenai borrana cocta e dua huova; e così venerdì sera, tanto che in dua sere io mangiai

27 once di pane.

E sabato sera digiuno; insino alla domenica sera che cenai un poco di carne arosto.

Lunedì, che fu la vigilia della pasqua, cenai in casa

Bronzino e in sino a la sera stetti e cenai seco una acegia; la seconda festa la mattina e la sera mangiai quivi, e la sera di sancto Giovanni cenai con Daniello bene di quegli farciglioni e 8 once di pane.

Venerdì e sabato mangiai in casa once 30 di pane, huova, burro e altre cose.

Domenica sera cenai porco arosto e once 16 di pane.

Lunedì: una insalata di borana e uno pesce d’uovo e once 13 di pane.

 

[1555]

Genaio, marte che fu kalendi, cenai con Bronzino once 10 di pane.

Mercole cenai once 14 di pane, arista, una insalata d’invidia e cacio e fichi sechi.

Giovedì cenai once 15 di pane.

Venerdì once 14 di pane.

Sabato non cenai.

Domenica matina desinai e cenai con Bronzino migliaci e fegategli e ‘l porco.

Lunedì sera cenai once 14 di pane, arista, uve e cacio e una insalata d’invidia.

Martedì sera cenai una insalata d’invidia, once 11 di pane, uno rochio e mele cocte intingolo.

Mercoledì sera e giovedì sera once 24 di pane, che mangiai porco lesso nel vino.

Adì 11 di genaio in venerdì da sera once 11 di pane, invidia, uno pesce d’uovo.

Adì 12 cenai uno pesce d’uovo, insalata d’invidia, once 12 di pane, e in tal sera empiei la botte del vino di Piero che ne levai 17 fiaschi e a empierla servì 13 fiaschi; restòmene quatro fiaschi e prima n’avevo auti insino a dì detto fiaschi 6, in modo che in tucto sono fiaschi 23 e in detto dì n’à auto da me uno barile di vino del mio.

Domenica desinai e cenai in casa Bronzino, adì 13 di genaio 1555

Lunedì andai a San Miniato, cenai con un rochio di salsicia, once 10 di pane

Martedì uno lombo, invidia e una libra di pane, gelatina e fichi sechi e cacio.

Adì 20 cenai in casa Daniello una gallina d’India, che v’era Attaviano che fu in domenica sera.

Adì 27 di genaio desinai e cenai in casa Bronzino, e venevi dopo desinare l’Alesandra e stette insino a sera e poi se n’andò: e fu quella sera che Bronzino e io venimo a casa a vedere el Petrarcha, cioè fianchi, stomachi ec.; e pagai quello che s’era giucato.

Adì 30 di genaio 1555 comincia’ quelle rene di quella figura che piagne quello bambino.

Adì 31 feci quel poco del panno che la cigne, che fu cattivo tempo e emi doluto quei 2 dì lo stomaco e le budella; la luna à fatto la prima quarta.

Adì 2 di febraio in sabato sera e venerdì mangiai  uno cavolo e tucta due quelle sere cenai once 16 di pane e, per non havere patito fredo a lavorare, non m’è forse doluto el corpo e lo stomaco; el tempo è molle e piovoso.

Adì 1° di febraio feci dal panno in giù e adì 5 la finii, eadì 16 feci quelle gambe di quello bambino che l’è sotto che fu in sabato; el venerdì cominciò a essere bel tempo e così el sabato detto è freddo,

e prima era durato a piovere tuctavia senza punto di fredo; e adì 21, che fu berlingaccio, cenai con Bronzino la lepre e veddi le bagattelle e la sera di carnevale vi cenai.

Adì 24 in domenica, lunedì e martedì e mercoledì che fu el primo dì di quaresima, durò tempo come d’aprile e bello; giovedì poi cominciò vento secco e piuttosto freddo, che fu l’ultimo dì di febraio e io feci el dì la testa di quella figura che è sopra quella che sta così:

Domenica mattina desinai con Bronzino e parevami essere molto pieno, in modo che la sera io non cenai.

Adì 4 di marzo feci quel torso che è sotto a quella testa e leva’mi una hora inanzi dì.

Domenica fumo adì 10 detto: desinai con Bronzino e la sera a hore 23 cenamo quello pesce grosso e parechi picholi fritti che spesi soldi 12, che v’era Attaviano; e la sera cominciò el tempo a guastarsi ch’era durato parechi dì bello senza piovere.

E lunedì feci quello braccio di quella figura di testa che alza e lascia’la insino quivi come monstra quello schizo:

Martedì e mercoledì feci quel vechio, e ‘1 braccio suo che sta così:

Adì 15 di marzo cominciai quello braccio che tiene la coregia in testa, che fu in venerdì, e la sera cenai uno pesce d’uovo, cacio, fichi e noce e once 11 di pane.

Mercoledì adì 20 forni’ el braccio di venerdì e lunedì; inanzi havevo fatto quello busto; el martedì feci la testa di quello braccio che io dico.

Giovedì mattina mi levai a buon’ora e vidi sì mal tempo e vento e fredo che io non lavorai e mi stetti in casa.

Venerdì feci quello altro braccio che staatraverso e sabato un poco di campo azurro che fumo adì 23 e la sera cenai 11 oncedi pane, dua huova e spinaci.

Lunedì adì 25, che fu la Donna, desinai con Bronzino e la sera cenai in casa mia uno pesce d’uovo.

Martedì feci quella testa del putto ch’è china e cenai once 10 di pane e ebi uno sonetto dal Varchi.

Mercoledì feci quello resto del putto e ebi disagio a quello stare chinato tucto dì, in modo che mi dolse giovedì le rene.

E venerdì, oltre al dolermi, ebbi mala disposizione e non mi senti’ bene e la sera non cenai; e la mattina, che fumo adì 29 1555 – Francesco in giù -, feci la mano e mezo e braccio di quella figura grande, el ginocchio con uno pezo di gamba dove è posa la mano che fu el venerdì detto, e la detta sera non cenai e stetti digiuno insin al sabato sera e mangiai 10 once di pane e dua huova e una insalata di fiori di borana.

31 di marzo, la domenica mattina desinai in casa Daniello pesce e castrone e la sera non cenai, e lunedì mattina mi si smosse el corpo con dolore: leva’mi e poi per essere fredo e vento ritornai ne letto e strettivi insino a hore 18, e in tucto dì poi non mi senti’ bene; pure la sera cenai un poco di gota lessa con delle bietole e burro, e sto così senza sapere quello che à essere di me: penso che mi nocessi assai quello ritornare ne letto, pure ora che sono hore 4 mi pare stare asai bene.

Adì 3 d’aprile feci quella gamba dal ginocchio in giù: con gran fatica al bi e di vento e d’intonico; e la sera cenai once 14 di pane, radichio e huova.

Giovedì cenai once 10 di pane, dua huova afrettellate, radichio.

Venerdì cominciai una hora inanzi dì quelle schiere che sono sotto a quella; cenai una libra di pane, sparagi e huova, e fu uno bello dì.

Sabato cenai.

Domenica, che fu l’ulivo, desinai in casa

Bronzino certi crespelli mirabili.

Lunedì da mattina ebi uno ne l’orto che legò e aconciò l’orto – la vanga.

Martedì feci quella gamba con la coscia sotto a quelle schiere dette di sopra, cioè: e la sera cenai una meza testa di cavretto.

Mercoledì due huova, e la sera cascò la gociola a Cecho fornaio.

Giovedì altra meza fritta.

Venerdì, che fu el dì sancto, cenai uno pesce d’uovo solo con zucchero e once 8 di pane.

Sabato lavorai quel masso; e venne el Duca a Sancto

Lorenzo, cioè a l’uficio; la sera poi non cenai.

Domenica, Pasqua, fu uno gran fredo e gran vento e aqua; desinai con Bronzino once 6 di pane e la sera non cenai.

Lunedì più fredo e vento e aqua; e la sera cenai in casa Daniello once 6 di pane.

Martedì fu asai bello; e la sera cena once 10 di pane.

Mercoledì mattina fu fredo e strettemi in casa; cenai once 9 di pane, agnello el più bello che si possa.

Giovedì lavorai quelle due braccia; e cenai once 9 di pane, carne e cacio, e fu frediccio.

Venerdì feci la testa con quel masso che l’è sotto, cenai once 9 di pane, uno pesce d’uovo e una insalata, e ho el capo che mi gira un buondato.

Sabato feci broncone e masso e la mano, e cenai once 10 di pane.

Domenica cenai once 10 di pane e stessi tucto el dì stracco, debole e fastidioso; fu bellissimo dì e fe’ la luna.

Lunedì adì 22 d’aprile stetti bene: ogni male era ito via, mangiai once 8 di pane, non avevo più capogiri e non ero debole; e ho buona speranza.

Adì 23 la sera cenai con Piero, mangiai once 9 di pane, che v’era il villano.

Adì 24 la sera cenai con Piero sparagi e huova.

Adì 25 cenai in casa uno arnioncino d’agnello: la sera di san Marco.

Adì 26 cenai con Pieo.

Adì 27 cenai con Piero; el dì fini’ quella gamba sola che sta così:

Adì 28 in domenica mattina desinai con Bronzino e la sera non cenai.

Lunedì cenai con Piero un buondato e cosacce, once 12 di pane.

Mercoledì adì primo di magio cenai once 12 di pane, una ½ testicciola, cacio e bacelli.

Giovedì l’altra meza a cena.

Venerdì sera cenai con Piero uno pesce d’uovo, insalata, fichi sechi: la sera di Sancta Croce.

Sabato uno pesce d’uovo con sugo di bietole, zucchero e minestra di bietole e once 10 di pane.

Domenica cenai dua huova.

Lunedì uno fegato fritto d’agnello.

Martedì sera cenai uno cuore d’agnello, carne secha lessa e once 10 di pane; e cominciai quel braccio di quella figura che sta così: – mercoledì morì el Tasso – e giovedì la fini’, e la sera andai a cena con Daniello: cavretto arosto e pesce.

Venerdì sera uno pesce d’uovo e una insalata, once 10 di pane, vino mancho che mezetta.

Sabato sera cenai con Piero pesce d’Arno, ricotta, huova e carciofi, e mangiai troppo e maxime della ricotta; e la mattina desinai con Bronzino e la sera non cenai, che fu la ventura mia che havevo mangiato tropo.

Lunedì sera mangiai carne del giovedì cotta e non mi fe’ bene; once 10 di pane.

13 martedì cominciai a fare quel torso che tiene el capo alongiù così: cenai una insalata e uno pesce d’uovo; once 10 di pane.

Mercoledì ebi uno intonico sì faticoso che io non penso che gl’abia a far bene, che sono tucte le poppe come si vede la commettitura, e cenai huova e once 10 di pane.

Giovedì feci uno braccio.

Venerdì l’altro braccio.

Sabato quella coscia di quella figura che sta così

19 di magio domenica desinai e cenai con Bronzino, e la mattina posi quegli peschi.

Lunedì cominciai quel braccio di detta figura che sta così e la sera cenai once 10 di pane, huova e pisegli.

Martedì quello altro braccio

22 mercoledì el torso; e giovedì, che fu l’Ascensione, desinai con Bronzino e la sera con Daniello.

Venerdì quella coscia; once dieci di pane, uno pesce d’uovo, e fini’ la figura.

Sabato sera cenai una insalata e dua huova; el dì feci certe letere.

Domenica mattina andai a San Francesco e poi desinai in casa Daniello e la sera non cenai.

Lunedì

Martedì

Mercoledì feci quel capo che sta sotto a quella figura così:

Adì 30 di magio, giovedì, la coscia.

Venerdì quelle schiene.

Sabato fini’ la figura; cenai once 10 di pane, ciriege e uno pesce d’uovo.

Domenica sera desinai con Bronzino, che fu la sera dello

Spirito Sancto.

Lunedì mattina con Daniello e la sera cenai in casa mia.

Martedì sera, con Daniello, coglioni e fegato e uno quarto arosto.

Mercoledì sera in casa mia uno pezo di pane di ramerino e huova e feci quelle spalle di quella figura che sta così:

Giovedì feci el braccio e mangiai un poco di carne arosto.

Venerdì la forni’ e mangiai uno pesce d’uovo e adormenta’mi vestito.

Sabato mi levai molto male disposto, cenai con Piero poco e senza voglia e la nocte ebi la febre con gran fuoco adosso e non dormi’ mai.

Domenica, che siamo adì 9 di giugno 1555, cenai con Piero.

Lunedì gran doglie di corpo.

Martedì gran doglie di corpo.

Mercoledì quel medesimo, né mai la sera ho passato un pane overo agiunto.

Adì 13 giovedì mattina desinai con Bronzino che fu el Corpus Domini, e la sera ancora vi cenai.

Venerdì lavorai.

Sabato cenai con Piero e lavorai.

Domenica desinai con Bronzino e cenai.

Lunedì cenai in casa mia once 10 di pane, carne e ‘nsalata.

Martedì

Mercoledì feci quella testa di morto con la barba, che è sopra quella figura.

Giovedì feci quella testa e braccio di quella figura che sta così

Venerdì feci el torso.

Sabato le gambe e la fini’ e cenai once 9 di pane, huova e susine, che fu adì 22 di giugno.

Domenica

Lunedì

Martedì si disfece el ponte, mercoledì si rimurò le buche, giovedì feci quel che va insino al coro.

Sabato fu san Piero.

Domenica desinai con Daniello che fu uno gran caldo, eravi Bronzino, e la sera cenai con Piero.

Giovedì adì 4 di luglio

Cominciai quella figura che sta così: e la sera stetti a digiuno aspettare la carne, che Batista era zoppo; e è la prima volta che gl’à ‘bergato fuora, e quando suo padre stava male: non vi stava: e questo è

che gl’à hauto e letto da dormire dal Rotella.

Venerdì, sabato: feci insino a le gambe; la domenica desinai con Bronzino.

Adì 8 lunedì, feci non so che lettere e cominciami l’uscita.

Martedì feci una coscia, crebemi l’uscita con dimolta colera sanguigna e biancha; mercoledì stetti pegio che forse 10 volte o più, che a ogni hora bisognava: talché io mi stetti in casa e cenai un poco di minestraccia; el mio Batista andò di fuora la sera e sapeva che io mi sentivo male e non tornò, talché io l’arò tenere a mente sempre, ,

Giovedì feci quella altra gamba e delle indispositioni del corpo sto un poco meglio che sono 4 volte; ho cenato in Sancto Lorenzo e beuto un poco di greco: non che mi paia stare bene, perché ogni tre hore mi viene lo strugimento.

Adì 12 venerdì sera cenai con Piero e credo che sia passata l’uscita, cioè quei dolori.

Sabato sera cenai in casa pesce marinato e huova: el dì lavorai quello doccione lungo rasente l’assito e la sera feci quistione col fattore, e lui dise che io mi provedessi,

Dornenica mattina desinai con Bronzino e la sera aspettai el fattore che andò a Legnaia e mi disse: – io tornerò a buon’ora -, e non tornò; cenai uno grapolo d’uva e non altro.

Lunedì

Adì 16 martedì cominciai quella figura e la sera cenai un poco di cagnaccia che mi fece poco pro, che Batista disse che io mi provedessi perché era stato gridato da nocenti.

Mercoledì rnangiai dua huova nel tegame,

Giovedì mattina cacai dua stronzoli non liquidi e drento n’usciva che se fusino lucignoli lunghi di bambagia, cioè grasso biancho; e asai bene cenai in San Lorenzo un poco di lesso asai buono e fini’ la figura.

Venerdì pesce e uno huovo.

Sabato Batista è venuto per tucti e colori macinati e penegli e olio, e la sera cenai dua huova, pere e una mezetta di vino, uve e cacio.

Domenica cenai con Bronzino, e la mattina Batista andò a Legnaia e tornò la sera.

Adì 22 lunedì desinai con Daniello e la sera cenai con Bronzino e ho difetto in su la gola che io non posso inghiottire, e Batista non tornò; el dì apuntai quello cartone che Batisia portò.

Martedì stetti digiuno e non cenai e duolmi uno dente e feci uno pezo di panno.

Mercoledì sera cenai zucha lessa, once 16 di pane e de l’uva.

Giovedì desinai con Bronzino e la sera non cenai.

Venerdì feci quella testa che guarda in qua, cioè di quello foglio che io portai che sta così.

Sabato

Domenica

Lunedì

30 martedì cominciai la figura.

Mercoledì insino a la gamba.

 

Adì primo d’agosto giovedì feci la gamba, e la sera cenai con Piero uno paio di pipioni lessi.

Venerdì feci el bracio che s’apogia

Sabato quella testa de la figura che l’è sotto, che sta così

Domenica cenai in casa Daniello con Bronzino che fu alle polpette.

Lunedì

Martedì

Mercoledì quella testa che la figura gli posa la mano in capo.

Giovedì cenai un poco di buona carne e feci quel capo con l’aloro.

Venerdì lavorai e stetti digiuno, che fu la vigilia di sancto Lorenzo.

Sabato el dì provai ardore e altera’mi lo stomaco.

Domenica mattina stetti, subito levato che io fui e vestito, ne l’orto che era fresco un buondato, a vedere certi disegni che mi mostrò Fuscellino, e pati’ fredo e non so perché mi si sdegnò lo stomaco; la sera cenai con Bronzino popone e uno pipione e la mattina di poi mi sentivo male e parevami aver la febre.

Lunedì mattina havevo e febre e lo stomaco sdegnato; cenai che non mi piaque nulla: nel vino mangiai once 7 di pane, carne e poca, e poco bere, oncia una di mandorle.

Martedì sera una curatella, una pesca, once 12 di pane; e ò migliore gusto e cominciai la testa di quella figura che sta così

Mercoledì e braccio.

15 giovedì.

Venerdì el corpo.

Sabato le cosce.

Domenica.

Lunedì, martedì: cominciai quelle rene sotto alla testa

Mercoledì la fini’.

Giovedì, venerdì, sabato; domenica desinai con Bronzino e non udi’ messa.

 

Adì 2 lunedì cominciai a fare sopra una comice; martedì feci la testa di quella figura ebi uno barile d’olio.

Mercoledì in sino a’ fianchi, e la sera comiciò a piovere.

Giovedì le cosce e fianchi.

Venerdì el braccio.

Sabato quella testa di morto che gl’è a lato.

Domenica, che fu la Donna, desinai con Bronzino e la sera non cenai.

Lunedì disegnai.

Martedì cominciai quella figura sotto alla testa

Mercoledì el corpo sotto a le poppe.

Giovedì tutta la gamba.

Venerdì piove.

Sabato fu sancto Matteo.

Domenica.

 

Domenica adì 5 d’ottobre Batista andò al Pogio e la sera cenai tucte cosacce, e di voglia, e restami el duolo de’ denti.

Lunedì mangiai castrone, insalata, uve e cacio e once 15 di pane; e feci quella testa che è sotto a quella figura disegnata di sopra

Martedì feci quella altra testa che gl’è a lato e mercoledì el resto.

Sabato rifeci quel corpo.

Domenica desinai con Bronzino vermicegli.

Lunedì quello elmo.

Martedì quella testa così… così

Mercoledì quel busto; e la sera non cenai.

Giovedì quel braccio; e la sera cenai uno pesce d’huovo.

Venerdì el corpo che fu sancto Luca, cenai huova e once 9 di pane e uno cavolo.

Sabato el braccio e dove ‘e siede; cenai huova e once 9 di pane e 2 fichi sechi.

Domenica desinai con Bronzino vermicegli e la sera cena’vi.

Lunedì, martedì, mercoledì, giovedì, venerdì: lavorai sotto a detta figura disegnata insino al cornicione; sabato ordinai el cartone che gli va a lato, cenai uno cavolo buono cotto di mia mano e la notte mi levai una schegia d’un dente e mangio un poco meglio.

Domenica e lunedì cossi da me un poco di vitella che mi comperò Bastiano e stetti que’ duo dì in casa a disegnare e cenai quelle 3 sere da me solo.

Martedì adì 29 d’ottobre.

Martedì 30.

 

Novembre adì primo, venerdì mattina, desinai con Bronzino anguilla e pesci d’Arno.

Sabato, domenica e lunedì: fu fredo.

Adì 9 feci quella testa che è sotto a quella figura che sta così:

Adì 12 rifeci quella testa che è cosa da ricordarsi qual è – cioè in martedì.

Adì 16 venne quello cartone e portossi quell’altro, e asetta’lo per cominciare a lavorare; el dì dinanzi fu uno bellisimo dì sanza nugoli e sanza fredo.

Adì 17 desinai con Bronzino e cenai e stetti tucto dì in casa e la mattina pagai uno migliacio e la sera cena’vi e fu el dì che Bastiano mi venne a dire de’ frati.

Adì 18 non lavorai e andai a parlate a’ frati.

Adì 19 lavorai que’ due testi di morti ‘che sono sotto al culo di colei.

Adì 20 si bollì el bucato.

Adì 24 desinai con Bronzino che v’era la madre de la Maria che mi promise uno pane bello di ramerino.

Adì 27 cominciai sotto a quelle figure che stano così:

Adì 28.

Adì 29.

Adì 30 fu sancto Andrea che cenai con Piero e donami 50 fichi sechi.

 

Domenica mattina desinai con Bronzino e la sera con Daniello una lepre e che venne Luca Martini in Firenze.

Lunedì, martedì, mercoledì, giovedì; venerdì fu sancto Nicolò che fu uno bello dì e è durato insin a ogi che siàno adì 9 di dicembre.

Adì 8 cenai la sera con Bronzino pollastrini morti dalla faina e reca’ne del pane di ramerino.

Lunedì cenai quella lingua di porco.

Martedì cenai in casa Daniello con messer Luca Martini e ‘l Varchi.

Mercoledì cenai dua huova, una insalata d’invidia, once 14 di pane e fichi sechi e uva.

Giovedì cenai carne di castrone che fu la sera delle divisione.

Adì 13 venerdì cenai da me e cominciai a fare da me e Batista si serrò in camera.

Sabato cenai con Bronzino e messer Luca uno pesce.

Domenica adì 22 desinai con Bronzino, e prima adì che fu el venerdì delle digiune cominciò el tempo a rischiarare con vento buono e aconciarsi e è durato otto dì interi; e prima era stato un mese tuctavia o poco o asai ogni dì a piovere con certo ingrossamento d’usci e d’umido di mura quanto io mi ricordi è gran pezo, talché gl’à generato a questo bel tempo scese rovinose che presto amazano.

Pagolo da Terrarossa morì la vigilia di pasqua, cioè adì 24: cenai in casa Bronzino, Luca Martini e tucti di casa Daniello; la mattina di pasqua desinai e cenai quivi.

Adì 26 andamo a San Francesco e tornamo a desinare che v’era l’Alexandra con mona Lucretia  e stémovi la sera e tornamo tucti a le 6 hore.

Adì 27 andamo Bronzino e io a Monte Oliveto e stemo tucta mattina con Giovambatista Strozi; tornamo tardi e io stetti insino a la sera digiuno e cenai in casa mia.

Adì 28 andamo a Volsanminiato e desinamo a l’oste e spendemo soldi 20 per uno: eravano 5; e la sera non cenai.

Adì 29 domenica mattina andamo insino a San

Domenica; tornamo tardi in modo che io non volli desinare e ‘ndugiai a la sera in casa Daniello.

Lunedì cenai in casa.

Martedì cenai in casa.

 

1556

 

Adì primo genaio 1556, mercoledì, desinai con Bronzino e cenai Ataviano e io uno germano.

Giovedì sera cenai porco lesso e uno farciglione e Batista non volle cenare.

Venerdì cenai con Bronzino uno pesce che mi dette el Padovano, uno limone e de l’uova.

Sabato mattina cominciò a piovere e a guastarsi el tempo ch’era durato bello dieci dì che mai non fu uno nugolo; e la sera tornai con uno pitocho che mi gostò lire 12 e riscontrai Bastiano che portò quatro scudi a’ frati della pigione.

Domenica desinai con Bronzino.

La befania, lunedì, andamo a spasso e mangiomo pane di miglio poi la sera cenai con Daniello.

Martedì

Mercoledì

Giovedì sera cenai col priore de’ Nocenti, lui e io soli, a gelatina e huova.

Venerdì adì 10 a hore 24 uno carro mi strinse le ginochia rasente uno muriciuolo; e Bastiano venne a casa per havere danari da Lattanzio.

Sabato ebe scudi dua e portògli a’ frati per la pigione.

Domenica piove e fu gran vento e freddo tucto el dì e io cominciai a mangiare su da me uno pezo d’arista, e così martedì veni a botega del Gello; mercoledì adì 15 sera Bronzino vene a casa per me con

Ottaviano perché io andassi a cena seco, e io da lo spetiale del capello lo lasai e non mi rivedé.

Giovedì sera cenai giù col fattore huova.

Sancto Antonio, venerdì sera, huova in uno tegamino.

Sabato sera huova in uno tegamino.

Domenica sera cenai con Piero tordi lessi e arosto che glielo avea promesso.

La mattina da San Piero e la sera al tardi Bronzinoe Attaviano passorno, e fue aperto loro l’uscio dal fattore, senza fermarsi: solo disse – ch’è di Jacopo? – poi in su le due hore Attaviano venne a pichiare domandando di me, dicendo che l’Alesandra mi voleva: dice el fattore.

Adì 20 sancto Bastiano, lunedì, piove tucto el dì: scosse rovinose e gran tuoni e baleni; e la sera cenai uno resto d’intingolo e d’arista avanzata di giovedì, borana cotta, once 9 di pane e once 4 di pane di ramerino.

Adì 21 piove tucto el dì; cenai dua huova, una libra di pane e una insalata.

Adì 22 cenai porco lesso e uno poco di cavolo e pane di ramerino, once 9 di pane.

Adì 23 giovedì cenai castrone, ebi andare con Batista a bel ochio e reca’ne e cenamo insieme, e ucelòmi duo dì dicendo che non ne trovava.

Adì 24 cenai once 10 di pane, borana e cacio e dua huova.

Adì 25 Bastiano mi comperò 20 mele l0 quatrini, e cenai dua huova e una insalata.

Adì 26 tornando a casa a ho re 24 fui sopragiunto da Ataviano, Daniello e l’Alezandra e altre donne che venivano per me che io andassi a casa Bronzino: andamo e fecesi veghia insino a hore 12.

Adì 27 cenai in casa 12 once di pane e mele cotte.

Adì 28 desinai con Bronzino colombacci.

Adì 29 cenai dua huova.

Adì 30 castrone, che comperò Batista 9 quatrini.

Adì 31 huova.

 

Febraio, adì primo, huova.

Adì 2 desinai con Bronzino e cenai in casa Daniello la sera.

Adì 3 cenai una torta con la carne di mia mano.

Adì 4 cenai uno pesce d’uovo col cacio.

Adì 5 un poco di castrone.

Adì 6 cominciai a lavorare e cenai porcho arosto.

Adì 7 venerdì cenai un pesce d’uovo col cacio.

Adì 8 cenai uno pesce d’uovo e la mattina ebi 12 staia di brace; el fattore fece del pane, cioè mona Cilia, e disse, perché io l’avevo mandato per uno fiascho di vino, che io non gli comandassi più o che io facessi da me o io togliessi chi i facessi: e la sera lasai finita quella figura disegnata

Domenica adì 16 di febraio 1556 desinai con Bronzino e la sera cenai in casa Daniello: Bronzino e Attaviano e io aspettando Daniello insino alle 5 hore.

Lunedì sera mangiai un poco di bue che Bastiano mi comperò, che non arebe mangiato e cani: come quello che non è meglio che gl’altri, togliendo per sé el buono lato – e lui s’aviò.

Martedì, cenai di quello bue.

Mercoledì Bastiano mi comperò 28 quatrini d’arista; cenai dua huova, once l0 di pane.

Giovedì, berlingaccio, cenai a casa di Bronzino e feci quel torso di quella figura che sta così:

Venerdì cenai dua huova, cacio e fichi sechi.

Sabato una torta nel tegamuzo; e Bastiano mi recò soldi 15 di vitella e graso.

Domenica desinai e cenai con Bronzino e la sera si fece la veghia che v’era el Varchi.

Lunedì sera in casa Daniello, che s’andò a vedere la comedia in via Magio.

Martedì fu uno gran fredo e nevicò la nocte e io cenai uno cavolo in casa mia.

Mercoledì

Adì 20 giovedì: feci quella testa che grida e cenai la sera vitella; e ‘nsino in 29 lasciai finito tucto insino in terra quel ch’è sotto a detta testa

 

Marzo adì 3 feci la testa di quella figura disegnata qui

Adì 4 di marzo feci uno pezo di torso insino a le pope e pati’ fredo e vento tale che la nocte io afiocai e l’altro dì poi non potei lavorare.

Adì 6 feci tucto el torso.

Adì 7 forni’ le gambe.

Adì 8 andai a vedere uno Hercole con el Rotella.

Lunedì 9 feci una testa sottole.

Martedì andai a vedere la tavola di Bronzino, cioè quello San Bartolomeo.

Mercoledì una testa sottole.

Giovedì levai le bullette che erano confitte lasù alto.

Venerdì una testa sottole.

Sabato 14 intonicai da me una testa; ebi della pigione lire 4.

La sera andai a vedere quella testa di Sandrino, che m’aperse l’Alesandra che se n’andò via; e in tal sera cenai conPiero che v’era.

15 domenica fu pichiato da Bronzino e poi el dì da Daniello: non so quello che si volessino.

18 feci quello intonico di macigno sotto a le finestre.

Giovedì 19 riscontrai Daniello e Attaviano che mi volevano dare desinare, e poi scontrai Bronzino da San Lorenzo che mandava la sua tavola a Pisa.

Venerdì

Sabato

Domenica venne Bronzino, Daniello e Ataviano a casa, e io comperai canne e salci per l’orto; e Bronzino mi voleva a desinare, e turbandosi mi disse: – e’ pare che voi vegnate a casa uno vostro nimico -, e lasciòmi ire.

E lunedì sera cenai in casa Daniello uno capretto di soldi 34 molto buono, che v’era Bronzino, Sandrino e Giulio e io; e in tal dì l’Alesandra si rupe el capo con certi embrici.

Martedì sera mandai per uno fiasco di bianco a Gaddi soldi 11.

Adì 25 mercoledì: la luna opositione.

Adì 26 cominciai quello braccio di quel bambino che gl’è sotto

Venerdì mi levai una ora inanzi dì e feci quel torso dal braccio in giù

Sabato feci una coscia e fecesi la festa della tregua e la sera cossi uno viso di cavretto.

Adì 29, domenica dell’ulivo, desinai con Bronzino.

Lunedì feci la testa di quel putto

Martedì feci in casa non so che.

 

Adì primo d’aprile mercoledì feci questa altra coscia

con tucta la gamba e ‘l pie’.

Giovedì sancto.

Venerdì mi levai a buon’ora e feci quel torso di bambino

Giovedì feci le gambe, adì 9.

Venerdì uno campo azurro; e andai a cena con Piero.

Sabato feci sotto a le finestre, di verso la Sacrestia vechia, quella pietra intorno a quella figura che vi va; e mandai gli sparagi e non vi cenai a casa Piero.

Domenica ebi uno berlingozo da mona Ugenia e andai a cena con Bronzino.

Lunedì lavorai quegli docioni sotto a le finestre.

Pier Francesco – martedì, mercoledì: s’asettò el palco da poter lavorare.

Giovedì mi levai una hora in anzi dì e cominciai quella figura sotto a la testa che sta così:

Venerdì el torso.

18 d’aprile, sabato, le gambe.

Lunedì sottole insino in sul coro

 

Adì primo di magio venerdì; sabato.

Domenica desinai con Bronzino che fu sancta Croce.

Lunedì cominciai quella figura che sta così

Martedì feci la testa

Mercoledì el torso:

Adì 6 di magio vendei 20 staia di grano e ebi una poliza del Monte.

Giovedì le gambe.

Venerdì e sabato sottole.

Domenica desinai e cenai con Bronzino; e andamo a spaso dalla porta al Prato.

Martedì cominciai quel braccio di quella figura che sta così:

Mercoledì l’altro braccio e la gamba, che fu la vigilia dell’ Ascensione.

14 giovedì cenai e desinai con Bronzino.

Venerdì e sabato fini’ la figura

Domenica desinai con Bronzino; e la sera non cenai e cominciai a non mi sentire bene.

Lunedì sera in su le 2 hore venne uno tempo con tuoni e baleni a aqua e freddo; e ancor dura, che siàno a mercoledì, a piovere ogni dì, che prima era stato 2 mesi bel tempo.

28 giovedì comincia’ quella figura che sta così sotto alla testa:

Venerdì la fini’; sabato feci quello libro.

Domenica non desinai e la sera cenai con Piero uno paio di pipioni.

 

Lunedì adì primo di giugno feci quello moretto.

Adì 7 desinai con Bronzino, e la sera si sentì male

Adì 9 cominciai quella figura che sta così

10 in mercoledì.

Giovedì

Venerdì, sabato: feci quello poco del braccio e lasa’la finita, che è tucta finita di figure intere una storia.

Domenica sera cenai con Piero torta di latte.

Lunedì adì 15.

La coltre da el Rotella.

Venerdì adì 19 cominciai quella figura che sta così:

Sabato feci le braccia.

Domenica 21 fui trovato da Bronzino in Sancta Maria del Fiore e promessi d’andare a desinare seco, che avevano poi a ire a vedere el toro; e la sera ero rimasto di cenarvi e mandai per uno fiasco di vino a Pieo, che v’era l’Alessandra e tornamocene insieme. Dispiaquemi un buondato la cena, tale che io stetti

digiuno insino a martedì sera che bevi di quel trebbiano ch’è di Vinegia e 2 huova e avevo fatto amazare quello galletto che si gittò via.

Adì 24 mercoledì sera cenai con Daniello che v’ era el Marignolle e Bronzino.

Giovedì: feci quelle due teste segnate di sopra e fu uno tempo e di piovere e di tuoni e di fredo straordinario.

Venerdì si rimurò tucte quelle buche di sul coro di quella prima storia.

Sabato feci quelle dua braccia e non cenai.

Domenica 28 desinai con Bronzino e la sera cenai, che fu quando e’ comperò certi pesci e che noi andamo al prato Ognisanti che v’ era Sandrino e Bernardo.

Lunedì feci quella teretta; martedì quell’ altra teretta.

 

Adì primo di luglio mercoledì, giovedì, venerdì, sabato: la sera non cenai ; disegnai.

5 domenica: desinai con Bronzino che fu quella mattina che io lo trovai da Sancta Maria del Fiore che era con Ataviano e parlava con messer Lorenzo Pucci, che ero aviato comperare la lattuga pratese; e la sera cena’vi, che fu quando io mandai a Piero per el vino a soldi 9.

12 domenica.

14 martedì cominciai el torso di quella figura grande, mercoledì quel poco de braccio.

Giovedì si rimurò le dua buche; sabato quelle schiene che gli sono sotto di qua.

19 domenica mattina desinai con Bronzino e la sera con Piero torta di pere rogie; e ‘l sabato in anzi cenai quel pezo di tincha: cioè la sera inanzi.

20 lunedì sera, luglio, cenai e stetti digiuno insino a mercoledì sera; feci quello pezo di braccio e uno pezo di gamba di quelle schiene dette. Martedì chiesi che Batista cocessi.

22 mercoledl feci quella testa e quello poco della spalla; cenai con Daniello.

Giovedì feci in quel canto in sul coro della storia finita.

Venerdì feci quella gamba di quella figura grande intera.

Adì 20 detto: la mattina ebi uno mogio di grano; la sera mi lavai e piedi e percossi ne l’uscio con uno calcio tale che io mi feci male e duolmi in sino a ogi, che siàno adl 25 cioè.

25 sabato feci quella coscia grande.

Domenica desinai con Piero vitella e la sera non cenai.

Lunedì mi levai a buon’ ora e feci quello torso che è sotto.

Mercoledì feci quello stinco della coscia grande.

Venerdì sera cenai con Piero pesce e Batista lasciò la poliza che diceva che non tornava, che fu quando egli acattò el giachio. Circha a lavoro da dì detto di sopra, cioè 29 di luglio, insino adl 26 d’agosto, io ho fatto quella figura vestita, di testa, con quel poco dell’aria, e ordinato el Sancto Lorenzo; circha el mangiare, portai una gallina e cenai con Bronzino e la sera vi cenò Daniello e Attaviano e speseno 3 lire che mi tocha soldi 20; e uno giovedì sera vi cenai che Bronzino comperò per mio conto uno poco di castrone.

Adl 27 detto portai el cartone del Sancto Lorenzo e apicossi da poter lavorare.

 

Adì 27 di settembre fece mona Cilia del pane uno quarto.

Adì 11 di settembre 1556 imbottai 3 barili e ½ di vino da Cadenzano e la sera cenai con Piero.

Sabato feci quella testa di quel bambino che tiene la corona.

13 domenica cenai in casa Daniello, che v’era Bronzino, una testa di vitella che spesi due barili.

Lunedì la corona; mercoledì, che fu le digiune, feci quel braccio                       – danari  48.

Giovedì-venerdì feci el torso e la sera non cenai.

Sabato, le gambe; cenai una libra di pane.

20 domenica. Lunedì, che fu sancto Matteo, tuctavia una libra di pane; e martedì che non lavorai.

Mercoledì cominciai quello bambino del calice e cenai once 8 di pane.

Adì 26 in sabato sera andamo alla taverna Attavianoe Bronzino e io: cenamo pesci e huova e vino vechio, e tochò soldi 17 per uno.

Domenica desinai con Bronzino – e la sera vi cenai che v’era Attaviano.

Lunedì in casa.

Martedì che fu sancto Michele vi desinai, e la sera vi cenai che c’era venuto Luca Martini – mercoledì a casa.

Giovedì sera vi cenai che v’era el Varchi e messer Luca, e la mattina se n’andò a Pisa che fu in venerdì.

Sabato piove tucta nocte e mezo el dì, e desinai zuche fritte con Bronzino e reca’ne uno fiascho di colore.

4 domenica andai a San Francesco e stetti tucto el dì; tornai e cenai uno lesso di castrone e ebi uno fiasco di vino vechio dal Busino.

Lunedì feci quel capo di quel bambino in capegli; cenai 2 ucellini.

Martedì mi levai una hora in anzi dì e feci quel torso del putto che ha el calice e la sera cenai castrone buono; ma io ho male alla gola, cioè non posso sputare una cosa apicata che io sogio avere.

Adì 11 domenica andai a Certosa e la sera cenai.

Adì 18 domenica desinai con Piero castrone; e la sera cenai in casa Bronzino fegato frito.

Venerdì cominciò a essere fredo e la sera cenamo alla taverna

Daniello, Giulio, al Piovano: anguilla arosto che tocò soldi 15.

 

• Bibliographie :

◊ Pietro Aretino
Lettere, a cura di Paolo Procaccioli, Rizzoli, Milano, 1991 / Lettres, Les belles Lettres 2003 sur Pietro Aretino
◊ Luciano Berti
Pontormo, Firenze 1964
Pontormo, Il fiorino, Firenze 1966
L’opera completa del Pontormo, Milano 1973
Pontormo e il suo tempo, Firenze 1993
◊ Filippo Baldinucci, Notizie dei professori del disegno da Cimabue in qua, 5 vol., V. Batelli Firenze 1845
◊ Francesco Bocchi, Le bellezze della città di Fiorenza, s.t.; in Fiorenza 1591
◊ Raffaello Borghini, Il riposo, in Fiorenza 1584 (ed. anast. a cura di Marco Rosci, 2 voll., Labor, Milano, 1967)
◊ Salvatore Caponetto, La riforma protestante nell’Italia del Cinquecento, Claudiana 1997
◊ Emilio Cecchi, Jacopo da Pontormo. Diario fatto nel tempo che dipingeva il coro di San Lorenzo, Florence 1956
◊ Elena Ciletti, « On the destruction of Pontormo’s frescoes at S. Lorenzo », in The Burlington Magazine 1979
◊ Anton Francesco Cirri, Le chiese di Firenze e Dintorni. Sepoltuario: ms BNF, vol. V, p.2368
◊ Frederick Mortimer Clapp
Les dessins de Pontormo. Catalogue raisonné, Champion, Paris, 1914
On certain drawings of Pontomo, Florence, 1911
Jacopo Carucci da Pontormo. His life and Work, Nex Heaven 1916
A letter to Pontormo, in Art Studies, I, 1923
◊ Philippe Costamagna, Pontormo, Electa, Milano 1994, Gallimard, Paris 1994
◊ Janet Cox-Rearick, The Drawings, Cambridge 1964, The Drawings, (2e éd.), New York 1981
Dynasty and Destiny in Medici Art. Pontormo, Leo X, and the two Cosimos, Princeton 1984
« Pontormo, Bronzino, Allori and the lost «Deluge » at San Lorenzo», in The Burlington Magazine, CXXXIV, 1992
◊ Massimo Firpo, Gli affreschi di Pontormo a San Lorenzo, Einaudi 1997
Riforma protestante ed eresie nell’Italia del Cinquecento, Laterza 2004
◊ Anna Forlani Tempesti, Disegni del Pontormo del Gabinetto disegni e stampe degli Uffizi, Firenze 1970
« Un foglio del Pontormo », in Bolletino d’arte, LXVI, 1981
« Un ripensamento sul Pontormo », in Labyrinthos, 1989
◊ Anna Forlani Tempesti & Anna Giovannetti, Pontormo, Octavo Franco Cantini, Firenze 1994
◊ Kurt W. Forster, Pontormo : Monographie mit kritischen Katalog, Bruckmann, München 1966
◊ Carlo Ginzburg & Adriano Prosperi, Giochi di pazienza, Einaudi 1975
◊ Nikolaus Himmelmann, Nudità ideale, in Memoria dell’antico nell’arte italiana, Einaudi, Torino 1985
◊ Agostino Lapini, Diario fiorentino dal 1552 al 1596, éd. Corazzini, Firenze 1900.
◊ Jean-Claude Lebensztejn, « Pontormo, sa vie, ses restes », in Critique, XXXV, 1979
Jacopo da Pontormo, éditions Aldines, Paris 1992
◊ Roberto Longhi, « Qualche nuova accessione al Pontormo », in Paragone 1969
◊ Benedetto da Mantova & Marcantonio Flaminio, Il beneficio di Cristo, Venezia 1543
◊ Salvatore S. Nigro, L’orologio di Pontormo, Rizzoli 1998
◊ Alessandro Parronchi, « Sur l’agnosticisme du Pontormo », in Macula 1979 (éd. 1984)
◊ Jacopo da Pontormo, Il libro mio, (a cura di Salvatore S. Nigro) Costa & Nolan 1984, Costlan 2005
Disegni, (a cura di Salvatore S. Nigro) Costlan 1991
Diario, (a cura di Roberto Fedi) Salerno 1996
Journal (trad. et postface de Fabien Vallos), éditions Mix. 2008
◊ Paolo Simoncelli, « Jacopo da Pontormo e Pier Francesco Riccio. Due appunti », in Critica storica 1980
◊ Charles de Tolnay, « Les fresques de Pontormo dans le chœur de San Lorenzo à Florence », in Critica d’arte, XI 1950
« Un disegno sconosciuto del Pontormo », in Critica d’arte, LVI 1963
◊ Dario Trento, « Due edizione del diario di Pontormo e la pontormomania », in Ricerca di Storia d’arte 1988
◊ Juan de Valdès, Alfabeto christiano, Einaudi 1994
◊ Benedetto Varchi, Storia fiorentina, Firenze 1547
◊ Giorgio Vasari, Vite de’ più eccelenti pittori scultori et architettori (1568), Sansoni-Spes, Firenze, 1967-84
Vies d’artistes, (bilingue), Gallimard, 2002
Les vies des meilleurs peintres, sculpteurs et architectes, Actes Sud 2005.

 

• Images © Galleria degli Uffizi

l

6752F@0

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Publicités